20/12/2004

Solo una cosa avrei voluto da te
-una sola-
la più dolce e difficile,
sentire quel suono,
sorprenderlo in bilico tra le labbra
e coglierlo al tuffarsi nell’aria,
piccolo e potente,
quel “ti amo” decisivo
avrebbe fermato il mondo
per un attimo
e cancellato rancori e delusioni,
sarebbe valsa la pena
di ogni lacrima, ogni tristezza
se fosse servita a farti nascere
dal fondo dei tuoi sensi
-là, dietro l’anima-
quelle due piccole parole
elementari come la terra,
come la sabbia.
Ma tu non l’hai mai detto
e forse neanche pensato,
tu che non dici mai grazie
e non chiedi mai scusa,
mi vedi stretta nell’angolo
gambe al petto
illusa
delusa
conclusa
e chiudi gli occhi,
mi senti piangere
e ti volti di là,
stupido Ulisse
ti fai legare al palo dei tuoi vent’anni,
delle tue vuote libertà
per non cedere al peso del mio richiamo,
richiamo di piuma in realtà,
ma che preferisci pensare di roccia
per poterci nascondere i tuoi stupidi alibi

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