Se muoio sopravvivimi

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.

E’ una casa sì grande l’assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell’aria.

E’ una casa sì trasparente l’assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

La pantera

Il difilar dei ferri entro la gabbia,
il suo sguardo accecò. Più non ravvisa.
Moltiplica le sbarre, a cento, a mille:
ma, dietro quelle sbarre, è il vuoto, il nulla.

Nel flessuoso molleggiar dei passi
grevi tornanti entro il racchiuso giro,
par che l’Impeto danzi attorno a un centro,
ove una enorme Volontà vien meno.

Solo, a volte, su l’arida pupilla,
tacito, un velo si solleva; e irrompe
una imagine in essa; e via balena
lungo il silenzio delle membra tese,
per smorzarsi, veloce, in fondo al cuore.

Mater dolorosa

Talvolta
gli occhi di cenere materni
mi chiedono perchè
non soffoco la fiamma
della fronte

Povera madre mia.

Tu non saprai
come germiglino e si spengano
questi dolori,
che mostrano un mondo che procede,
mangia e dorme. Si è così
vili, madre, che ci si abitua
persino alla sofferenza.
E la si porta come una palla scura
che non vuole scoppiare.
Ma sono allenato
al dolore altrui, così
che le mie pene sono poca cosa.

Rivoluzione

Chi si spaventa quando sente dire
«rivoluzione»
forse non ha capito.

Non è una rivoluzione tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio
che ha messo una divisa non sapendo
come mangiare:
non è incendiare il municipio
o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
rinforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere
al potere e non si arriva
non è una rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza
dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono
già vivente, sapendolo godere,
sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione è curare il curabile
profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione
è incontrarsi con sapiente pazienza
assumendo rapporti essenziali
tra terra, cielo e uomini: ostie sì,
quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano
nuovi organismi e lottino nettando
via ogni marcio, ogni mafia.

Il dono

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”:
ad ogni giorno che tramonta io dico:
“Sarà domani”. Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.

I Ching

Nella vita di ogni giorno
fa attenzione alle cose minute:
accendi il fuoco degli altri
con il tuo fuoco,
apri il cuore degli altri
con il tuo cuore.
La vita è splendida, immensa
e dove c’è una vita c’è un tesoro

La nostra cultura molto raramente

La nostra cultura molto raramente
cerca di imparare l’arte di amare e,
nonostante la disperata
ricerca d’amore,
tutto il resto è considerato
più importante:
successo, prestigio, denaro, potere.
Quasi ogni nostra energia è
usata per raggiungere questi
scopi e quasi nessuna
per conoscere l’arte di amare.

Nostalgia del presente

In quel preciso momento l’uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo le stava accanto in Islanda.

Il sole nero

La mia bambina ha disegnato un sole nero di carbone
Appena circondato di qualche raggio arancione.
Ho mostrato il disegno ad un dottore.
Ha scosso la testa, ha detto: ”La poverina, sospetto,
E’ tormentata da un triste pensiero che le fa vedere tutto nero
Nel caso migliore è un difetto di vista: la porti da un oculista”
Così il medico disse ed io morivo di paura.
Ma poi guardando meglio, sotto al foglio, vidi che c’era scritto,
in piccolo “l’eclisse”.

Io vivo, io muoio, mi brucio e m’annego

Io vivo, io muoio, mi brucio e m’annego,
ho caldo estremo mentre soffro il freddo.
La vita m’è troppo tenera e troppo dura,
ho grandi affanni confusi con la gioia.
Nello stesso tempo io rido e lacrimo.
Assai gravi tormenti nel piacere soffro,
il mio ben se ne va e giammai dura,
secco e verdeggio nello stesso tempo.
Così, incostantemente Amore mi conduce,
e quando penso d’ aver maggior dolore,
d’improvviso mi trovo fuor dell’affanno.

Poi quando credo la mia gioia esser certa,
e d’ aver raggiunto il desiderato bene,
ritorno, allora, al mio primo dolore.