Lascia che indugi

Lascia che indugi
ancora un po’.
Lascia che non vada ancora
ma che già scelga di non restare più.
Qualcosa da mangiare in fretta,
il treno che mi riporta a casa,
il buio che chiude piano gli occhi
alla mia città,
il mio camminare svelto
una canzone che mi risuona.
Raccolto e inginocchiato
nella doccia della sera
mi sento
piccolo, sempre di più,
mentre l’acqua
che appanna lo specchio
scivola via.
Mi scopro sempre più permeabile
e permeato dal tuo rivolgerti a
me.
Ti vedo non lontana
ma remota.
Distante non nello spazio,
ma nel tempo.
Mi siedi accanto e non è te che sento,
ma un ricordo che sbiadisce
un poco.
Stringo la tua mano,
abbasso gli occhi
e spero così di poter prendere
congedo da quel ricordo.
No, non c’è niente che non va,
comunque grazie
per avermelo chiesto.

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